Piscina!

Stamattina siamo andati alla prima lezione del corso di nuoto. Mamma ha deciso che sarebbe stato il papà a fare il bagno con me perché lei non aveva avuto tempo di rendersi presentabile. Chissà cosa doveva fare..

Comunque: ci siamo alzati, mamma mi ha dato da mangiare, mi ha lavato e mi ha vestito, ha preparato il brodo per me e la colazione per i grandi, ha sistemato la borsa con tutte le cose che ci servivano per la piscina e si è preparata; il papà si è lavato e si è vestito. Si vede che lui doveva conservare le energie per il corso.
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Mi sa che siamo usciti un po’ in ritardo perché abbiamo camminato velocissimi: a mamma viene sempre l’ansia. Poi siamo arrivati mezz’ora prima e in piscina non c’era nessuno.

Dopo aver fatto due passi, siamo entrati e siamo andati nello spogliatoio a cambiarci: io mi sono messo un bellissimo pannolino con Nemo, perfetto per l’occasione.
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Entrati in piscina – che poi è come una grande vasca da bagno in cui stanno tante persone – abbiamo iniziato con il primo esercizio. Papà mi teneva dritto sotto le ascelle e io dovevo muovere le gambe per raggiungere un Puffo che lui lanciava lontano. Allora, per un po’ di volte sono stato al gioco, poi mi sono stufato: ma che esercizio era, che appena raggiungevo il Puffo me lo spostavano di nuovo lontano? Poi ci si è messa pure la mamma, che mi chiamava, io la raggiungevo e lei si allontanava.

In ogni caso, la nostra mezz’ora era passata e io ero un po’ stanco: era arrivato il momento di tornare negli spogliatoi. Appena mi hanno rivestito e messo nel passeggino ho fatto un pisolino. Di venti minuti, non di più.

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Tasti bianchi e tasti neri

In soggiorno abbiamo una scatola nera grande grande che ha davanti uno sgabello su cui ogni tanto mi siedo con il mio papà.
tasti-pianoforte

Apriamo insieme il coperchio e cominciamo a schiacciare quei tasti bianchi e neri che sono tutti vicini vicini. Il mio papà, che è forte, riesce a fare un bel rumore pigiando con le dita: le muove veloce, avanti e indietro, e io mi diverto a guardarlo e ad ascoltare la musica che viene fuori dalla scatola.
Anche io vorrei riuscire a suonare, ma per le mie manine quei tasti sono troppo pesanti: io cerco di usare tutta la mia forza, ma non ce la faccio.
E allora, quando mi sono stufato di ascoltare la musica, mi piego sulla tastiera, mi avvicino ai tasti, e li assaggio.

In fin dei conti, che c’è di male? Quando il mio papà non c’è, la mia mamma mi prende sotto le ascelle e mi fa saltellare avanti e indietro sulla tastiera; non vedo perché io non dovrei darle una leccatina…

Che bello dormire nel mio lettino!

Io non so nemmeno cosa sia il cosleeping. Sono stato qualche volta in quel bel letto grande e morbido, ma non mi ci hanno mai fatto dormire.

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Sono rimasto nella camera dei miei genitori solo tre giorni, appena mi hanno portato a casa dall’ospedale. Poi hanno deciso che facevo troppo rumore, e mi hanno messo nella mia cameretta. Da lì mi toccava piangere fortissimo quando mi svegliavo e avevo fame, e la mia mamma ci metteva almeno 40 secondi ad arrivare per darmi il latte. A me sarebbe tanto piaciuto andare a mangiare in quel letto grande grande, tra la mia mamma e il mio papà, ma quella lì non ha mai ceduto. Ha preferito alzarsi tutte le notti e venire di là da me. Noi due soli e tristi, in quella stanzetta.

Quando poi sono diventato grande, mi hanno messo nel lettino che era della mia mamma quando era piccola e che NonnoC mi ha riverniciato di rosso. All’inizio mi sentivo un po’ perso, ora che sono diventato grande ci sto proprio comodo. Mi giro, mi muovo, mi rotolo, non mi dà fastidio nessuno. E poi quando russo nessuno mi scoccia.

Pensa stare con quei due là: la mamma che ha sempre caldo e diventa bollente come un calorifero, il papà che ha gli incubi e parla nel sonno dicendo cose incomprensibili.

No, io me ne sto meglio nel mio lettino, e dormo tranquillo 11 ore di fila.

La sedia volante che si chiama altalena

Oggi la mia mamma mi ha portato in giardino e mi ha fatto sedere su una strana sedia. Strana, sì, perché ha le gambe in alto invece che in basso. E poi perché ne ha solo due, invece che quattro.
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All’inizio ero un po’ perplesso. A me le cose nuove non piacciono tanto, a volte mi spaventano un po’. Poi, quando diventano conosciute, iniziano a piacermi, oppure no.

In ogni caso, ho cercato di fare resistenza, ma non è servito a nulla: quella lì è una testarda, quando si mette in testa una cosa non c’è modo di farle cambiare idea. Ho persino provato a piangere un pochino, ma non ha funzionato.

Quando ho deciso che poteva essere arrivato il momento di aprire gli occhi, mi sono guardato intorno: prima le nuvole in alto, poi gli alberi di fianco. Di fronte c’era la mia mamma, che faceva dondolare quella strana sedia, e mi sorrideva.
Era bello andare avanti e indietro, con l’aria fresca sulle guance, e tutto che si muoveva intorno.

Quasi quasi domani ci torno.

Anche i nonni piangono

NonnaA e NonnoE abitano lontano e ci vengono a trovare una volta al mese. Stanno con noi qualche giorno e poi si preparano per tornare a casa.

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Io capisco subito quando si avvicina il momento della partenza, perché NonnaA diventa triste. E quando arriva il momento di andare via, i suoi occhi diventano lucidi e due grossi lacrimoni le scendono lungo le guance. È strano, perché lei non piange facendo rumore come faccio io quando sono arrabbiato perché voglio qualcosa e non me lo danno subito, o quando ho fame e devo aspettare per mangiare. No, lei piange un pochino, in silenzio, poi mi prende in braccio e inizia a darmi un milione di baci sulle guance. Sono baci così grandi che quasi quasi mi soffoca.

Poi mi saluta, e mi dice ci vediamo presto. E se ne va.

E io cosa dovrei dire?

Io vorrei precisare una cosa: non è che sia una situazione che mi piace, eh! Voi due, cosa pensate, che io sia contento? O che ci stia bene, in quelle condizioni?
Non è che se non dico niente, se non mi lamento, per me vada per forza tutto bene. Forse il problema è questo, che sono fin troppo tollerante.

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Stamattina, quando mi sono svegliato, mi sono accorto che forse mi ero sporcato un pochino. Che qualche cosa era uscita dal pannolino. Giusto qualcosina, niente di più. E quei due hanno cominciato a fare storie perché il mio pigiamino era un po’ bagnato. Sul sedere. E sulle gambe. E sulla schiena. Poi non vi dico quando mi hanno tolto il pannolino, quante scene. Per qualche macchietta! A loro non è mai capitato? E poi, non hanno pensato che forse avevano commesso loro qualche errore, quando mi avevano vestito?

E in ogni caso, non ero io quello che si era un po’ sporcato?

La mia mamma continua ad avere la febbre!

Insomma, mi ero accorto che c’era qualche cosa che non andava.
Ormai era giorno e la mia mamma continuava a dormire. Non si era svegliata nemmeno per darmi il latte. Per fortuna però che c’era il mio papà, almeno non sono rimasto a digiuno.
Però per me è stato strano che lei sia rimasta a letto e non si sia presa cura di me: si, c’erano i nonni, ma non era lo stesso.
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Il tempo passava, ma non cambiava niente: la mia mamma restava sotto il piumone e due coperte, i capelli tutti spettinati, la faccia verdognola e diceva soltanto si, no, mmmmm. Io ci ho provato ad andare da lei, ma voleva fare solo giochi noiosi. E allora io mi sono stufato.

Beh insomma, è stata proprio una giornata strana: sono stato bene con i nonni, però c’era qualcosa che non mi convinceva. Per quello sono stato un po’ frignone: volevo che lo capissero, che c’era qualche cosa che non mi tornava.

Poi, quando era arrivata l’ora di cena, finalmente è venuta da me, mi ha fatto un sorriso grande grande, mi ha dato due baci sulle guanciotte, mi ha preso in braccio e mi ha stretto forte.

Allora ho capito cosa c’era che non andava. Mi mancava la mia mamma!

NB: quelli nella foto non siamo io e il mio papà: la mia mamma dice che anche il mio papà è bello, quasi come quello dell’immagine. Io invece sono più bello!

La mia mamma ha la febbre!

Qui mi sa che c’è qualche cosa che non va.

L’altra otte la mia mamma e il mio papà hanno continuato a svegliarsi: la mia mamma si lamentava e il papà le diceva poco convinto cose tipo vedraichetipassa, oraprovaadormire, nontipreoccuparedomanistaraimeglio.
Lei però mi sa che non si è lasciata convincere.
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Il giorno dopo sono successe cose strane: alle 7 è arrivato NonnoC, che fa il dottore, che deve aver dato qualche cosa di strano alla mia mamma: sentivo che parlava con il mio papà di disinfettanti che non abbiamo – in realtà forse sono loro che non li hanno trovati – poi ha preso uno strano oggetto appuntito da cui usciva un liquido trasparente. Il mio papà gli ha chiesto come si usasse e allora lui gli ha spiegato che devi dividere la zona in 4 parti e scegliere il quadrante esterno superiore. Quando gli ha detto vuoiprovare, mamma ha risposto sietematti. Comunque, lui ha fatto zaaaac, lei ha detto ahia!, ed è finito tutto.

Mentre papà si vestiva per andare in ufficio, è arrivata NonnaG: è stato lì che mi sono cominciato a preoccupare, perché NonnaG non è mai stata qui di mattina.

Ancora non sapevo che sarebbero arrivati anche NonnaA e NonnoE, che vengono ogni tanto a stare con noi qualche giorno: avrei dovuto capire che c’era qualche cose di strano.

Il resto però ve lo racconto dopo, perché ora ho tantissime cose da fare!

Ps: ci tengo solo a dirvi che quella della foto non è la mia mamma. Lei è molto più bella!

Sono piccolo, non sono mica tonto!

Vorrei proprio capire perché mi trattano tutti come se fossi tonto.

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Mi rendo conto che ho ancora solo mezzo anno, ma questo non vuol dire che sia stupido.

Certo, ho ancora il pannolino e mi piace tanto ciucciarmi il pollice, ma capisco. Molto più di quanto non pensino quelle persone alte che mi stanno intorno. Quelle stesse persone alte che mi chiamano con nomignoli strani – in questo la mia mamma è la più fantasiosa di tutti – che storpiano i nomi delle cose – e poi vorrei capire come possono pretendere che impari a parlare bene se loro sono i primi a confondermi le idee – che pensano di farmi felice riempiendomi le guance di baci umidicci.

Ma io dico: non potreste parlare con me in modo normale, invece che fare versi e moine? E non trattarmi come un alieno, ma come una persona normale? Piccola si, ma normale! C’è questa strana concezione secondo la quale i bambini provengono da uno strano mondo in cui valgono regole e norme strane, però poi i grandi si lamentano se non ci atteniamo alle loro indicazioni. Allora, cosa dobbiamo fare?

Come possiamo imparare da voi se ci trattate come se fossimo tonti?

Devo fare il ruttino!

Vorrei proprio capire perché si dice che i bambini debbano fare i ruttini. Certo, piccole personcine dovrebbero avere reazioni contenute, ma nel caso dei ruttini direi che non è così.
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A me a volte capita di fare dei ruttini che assomigliano a quelli che ci si immagina possa fare Bud Spencer. E la cosa divertente è che tutti si girano e guardano perplessi mamma. Perché una piccola e dolce creaturina non può mica aver fatto quella roba lì, è il primo pensiero. Poi si vede che superano il luogo comune bambino=ruttino, e mi sorridono. Gli uomini un po’ invidiosi, devo dire.

E comunque non capisco perché facciano tutte queste storie, i grandi, quelle rare volte in cui mi è capitato di sporcarmi. Certo, magari quando sono carino ed elegante e siamo tutti pronti per uscire, già con la giacca, e mi succede che magari il pannolino non è stato messo bene, beh, credete che sia colpa mia? Cosa ci devo fare io se chi mi ha aiutato a cambiarmi non ha fatto bene il proprio compito?

Oppure, che colpa ne ho se mi danno troppo da mangiare e mi capita di fare un piccolo rigurgitino sul maglione pulito della mamma o sulla camicia appena stirata di papà? Quando impareranno a lasciarmi digerire dopo aver mangiato?

È mai possibile che debba spiegare tutto io, a quei due?