Ohohohoho, buuuuuum, ahahahahahahahahaha!

E niente, mi sa che sono caduto. Dal letto. Di testa.

È che me ne stavo in mezzo al lettone di mamma e papà che rotolavo tutto contento. Rotola di qua, rotola di là, spingiti in avanti, torna un po’ indietro, non mi ero accorto che il letto era finito. Sono passato dal morbido del piumone al duro pavimento: tutto, in meno di un secondo.

Non ho capito subito che cosa fosse successo: sentivo solo che mi faceva un po’ male la testa. Eh sì, perché sono atterrato dritto come uno spaghetto. In orizzontale, però. Neanche il tempo di capire, ed ero già per terra.

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Mi ci è voluto un attimo per rendermi conto che potevo piangere: mi sono guardato un attimo intorno, un po’ a destra e un po’ a sinistra, e ho deciso che era arrivato il momento di far capire a tutti che si, ero vivo; si, funzionava ancora tutto e si, mi ero fatto male.

Poi è arrivata la mamma, di corsa. Mi guardava con uno sguardo un po’ preoccupato e un po’ colpevole; quando mi sono messo a urlare, ha sorriso, mi ha preso in braccio e mi ha dato tanti baci.

Vanno bene i baci, ma ti sembra il caso di sorridere, mamma?

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Vacanza!

Ho imparato cosa sono le vacanze: quando la mamma prende dagli armadi i vestiti e li mette nella valigia e si va in un posto nuovo. O magari anche in un posto vecchio, che però non è la tua casa.

In questi giorni sono in vacanza in montagna con la mia mamma e il mio papà: sì, perché una cosa speciale delle vacanze è che il mio papà è sempre con me. Io sono contento che lui sia con me, anche se qualche volta mi fa un po’ arrabbiare perché vuole fare il capo.

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In questa vacanza dormiamo tutti e tre insieme in una stanza in una casa con tante stanze e una sola cucina: io ho un piccolo lettino colorato vicino ad un lettone grande che è quello in cui dormono mamma e papà. Io sono abituato a dormire da solo nella mia camera, per cui è un po’ strano stare con quei due che parlano e accendono la luce.

E poi vogliono riposarsi: ma come si fa a dormire con tutto quel rumore? E poi è chiaro che se loro sono svegli voglio stare sveglio anche io. Giusto, no?

Anche perché una cosa bella delle vacanze è che si possono fare tante passeggiate: finalmente poi hanno capito che io mi sono stufato di guardare loro quando sto seduto nel passeggino. Guardare il mondo che c’è davanti è molto più bello!

Ora ho visto che mamma ha tirato fuori di nuovo le valigie: facciamo un’altra vacanza?

La strada con le curve

Oggi siamo andati a fare una gita, io, la mamma e il mio papà. Abbiamo preparato tutte le nostre cose e siamo saliti in macchina; il papà davanti, io nel mio seggiolino e la mamma di fianco a me. Cinture allacciate e via!

La strada era tutta piena di curve: eh sì, perché siamo andati a fare una gita in montagna. Già la mamma e il papà litigano quando dobbiamo fare le strade dritte, figuriamoci quelle con le curve.

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Una cosa sola non è cambiata: vaipiano, attento, guardaquello, rallenta, nontidistrarre la mamma, mentre il papà chenoia, ufff, soiocosadevofare: questo è quello che dicono sempre. Ma sempre sempre sempre.
Se dobbiamo andare vicino o se dobbiamo andare lontano; se siamo da soli o se c’è anche qualche altra persona, nelle strade veloci e in quelle lente, di mattina e di sera. E poi, dopo che si sono detti queste cose, si arrabbiano: la mamma perché il papà non ascolta, il papà perché la mamma dice sempre le stesse cose.

Ma io dico: non si sono ancora stufati? Chissà se tutte le mamme e i papà sono così…

Ho conosciuto Shakira

Ieri ho conosciuto Shakira.

Sono andato a passeggiare in montagna con la mamma e il papà e siamo passati vicino ad una fattoria con gli animali. C’erano tante mucche grandi grandi che mangiavano tanto fieno per fare il latte. Io non l’ho ancora assaggiato, il latte delle mucche, ma dicono che sia buono; il formaggio invece mi piace molto, lo mangio nella pappa della sera.

E poi, dietro un angolo, c’era lei, Shakira.

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Era una mucca piccola, con il cappotto. Qui in montagna fa freddo: io ho la giacca, il cappello e sciarpa, quindi è giusto che Shakira abbia il cappotto. Se ne stava felice a prendere il sole, affacciata dalla finestra della sua casetta. Eh sì, perché ogni mucca piccola aveva la sua casetta, una vicina all’altra. Erano tutte in fila, dalla più grande alla piccola, che era nata qualche settimana fa, Shakira era nel mezzo, perché è più piccola anche di me.

C’erano anche Shaggi, Shanti e Satana, che aveva la faccia un po’ arrabbiata. E poi anche altre mucche piccole, ma non mi ricordo il nome di tutte.

Ma la mia preferita rimane lei, Shakira, la mucca pop.

Ciuccio, usi creativi

C’è una cosa che proprio non riesco a capire: perché mai io dovrei usare il ciuccio, se ho le dita a disposizione? Con tutte quelle dita, poi: cinque dita per due mani fanno dieci dita, che sarebbero più che sufficienti. Ma quella lì non vuole, e mi obbliga ad usare il ciuccio. Allora io pensato che, con un po’ di fantasia, posso trovare il lato positivo della situazione.
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Eh si, perché ho scoperto che con il ciuccio si possono fare delle cose divertenti. Per esempio, si può mordicchiare l’anello, che aiuta un po’ con il prurito che fanno venire i dentoni che spingono per uscire. Oppure ci si può giocare mettendolo e togliendolo dalla bocca e facendolo passare da una mano all’altra, girandolo da tutte le parti.

Altrimenti, una cosa molto divertente è toglierselo di bocca e lanciarlo, il più lontano possibile. Ma il meglio è sputacchiarlo facendo le pernacchie, soprattutto se poi va a finire per terra.
Perché così c’è qualcuno che deve raccoglierlo, e nel frattempo io posso dare una ciucciatina al dito. Tanto ne ho dieci!

Aspettami lì

Sono seduto nel mio passeggino, legato come un pollo, con giacca e cappello, sul pianerottolo di casa. Mamma è in mutande, si deve vestire e deve prendere tutti i pezzi che ci servono per uscire: telefono, portafogli, chiavi di casa, occhiali da sole, ciuccio.
Mi guarda e mi dice arrivosubito. Dove subito vuole dire almeno cinque minuti, ma pazienza.

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Abbiamo appena parcheggiato la macchina, io sono nel seggiolino con le cinture allacciate. Mamma deve scendere dalla macchina, prendere la sua borsa dopo averci rimesso dentro tutte le cose che sono sparse sul sedile, aprire il bagagliaio e tirare fuori passeggino, parasole, coprigambe e mettere insieme tutti i pezzi. Mamma mi guarda e mi dice unattiminoeh.

Sono nel mio seggiolone, seduto vicino al tavolo da pranzo. Davanti a me, quel gioco che si appiccica e che non si può spostare neanche tirando fortissimo e qualcuno dei miei animaletti di plastica colorata. Mamma deve andare a fare pipì, che sono dieci minuti che saltella per tutta la cucina e mi dice unminutoetorno.

Allora mamma, mi spieghi perché mi dici sempre aspettami lì? E dove vuoi che vada, che non mi posso muovere, mannaggia?

Rotolare

A me piace molto rotolare. E rotolo da tutte le parti. Ora che finalmente ho capito per bene come si fa, non mi ferma più nessuno.

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Sono diventato velocissimo. Basta un attimo e mi giro. Se ti distrai un secondo puoi stare sicuro che non mi troverai dove mi hai lasciato. Se sono a pancia in su, basta che alzo le gambe, le sposto di lato e faccio lo stesso con le braccia: eccomi a pancia in giù. Da lì è un più difficile, perché bisogna utilizzare il peso del testone per girare. È stato complicato ma ho imparato. Ma la cosa più bella è che se rotoli tante volte sempre nella stessa direzione, puoi farne proprio tanta di strada. Se approfitti del momento giusto, magari riesci anche a cadere dal letto. Io ancora non ce l’ho fatta, ma ci sono davvero andato vicino: mamma mi ha salvato che ero già arrivato sul bordo, con le gambe a penzoloni.

Una cosa divertentissima è rotolare quando ti stanno cambiando: senza l’impiccio del pannolino ci si gira che è una meraviglia. Certo, magari scappa una goccia di pipì…

Maddalena

L’altro giorno sono andato con la mia mamma in ludoteca, che è un posto con tanti giochi e tanti bambini con cui giocare.
Siamo usciti presto, io ho fatto un sonnellino di qualche minuto nel passeggino e alle nove eravamo già lì. Siamo arrivati per primi, subito dopo è entrata Maddalena.

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Mi sa che Maddalena è una femmina, perché aveva uno di quegli strani vestiti in cui non si possono infilare dentro le gambe, come si fa con i pantaloni. Qualche volta se li mette anche la mamma, mentre il papà non l’ho mai visto con una di quelle cose. È per quello che ho pensato che Maddalena è una femmina.

Mi sa che sono un po’ strane, queste femmine. Ecco, io non ho tanta esperienza, però mi sembra proprio che siano diverse da noi maschi. E non solo perché si mettono addosso quelle strane cose.

Maddalena è già capace di camminare, quindi può andare dove vuole. Io sono un po’ invidioso, perché deve essere bello andarsene in giro invece che stare sempre seduti per terra. Comunque, la cosa che Maddalena voleva raggiungere era la borsa che la sua mamma aveva posato all’ingresso, vicino alla porta. Ma la sua mamma non voleva che la toccasse. Erano due femmine che volevano due cose diverse: Maddalena voleva prendere una cosa, e la sua mamma non voleva che la prendesse. Oppure erano due donne che volevano la stessa cosa. Una borsa.

Solo le femmine piangono per una borsa.

Al supermercato

Ieri sono andato con la mamma in un posto che si chiama supermercato, dove si cercano e si prendono le cose da mangiare.

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Ci ero già stato altre volte, ma ieri abbiamo fatto una cosa nuova che mi è piaciuta tanto: abbiamo lasciato il mio passeggino a delle signore simpatiche e io mi sono seduto dentro uno strano coso con le ruote in cui la mia mamma metteva le cose che prendevamo dagli scaffali. Ecco, non eravamo proprio vicini vicini, io ero un pochino più in alto, però stavamo tutti nello stesso passeggino per le cose da mangiare che spingeva la mamma.

Era bello stare lì in alto perché finalmente riuscivo a vedere bene le persone, che non si dovevano abbassare per parlare con me. Certo, tutte quelle nonnine che mi mettevano le mani sulle guance erano un po’ noiose, però appena si accorgevano che erano tutte appiccicose perché avevo appena fatto merenda me le toglievano subito. E comunque ricevere tutti quei complimenti era piacevole: machebelbambino, complimentisignora, cheocchigrandi. Non che nel passeggino normale non me li facciano, i complimenti, ma in quel passeggino speciale mi sono sentito bellissimo.

A proposito, mamma, non ce lo possiamo portare a casa?

Strade di buchi

Io sono un po’ arrabbiato con i signori che costruiscono le strade. Perché non si accorgono mai che le fanno tutte bucherellate.
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Quando me ne vado in giro con la mia mamma nel mio passeggino, troviamo buchi nei marciapiedi e buchi nelle strade. Non si sa mai da che parte andare per riuscire ad evitarli. Se giri da una parte c’è un palo, se ti sposti dall’altra trovi un cestino per i rifiuti. E poi ci sono le biciclette attaccate ai pali, i motorini e le macchine parcheggiate intorno a cui bisogna girare per riuscire a proseguire. E quindi, alla fine, non si può fare altro che finire in un buco.

Certo, poi bisogna anche dire che qualche volta la mia mamma si distrae perché si guarda in giro o cerca di mandare i messaggi con il cellulare. E quindi poi finiamo nei buchi.

Però devo dire che, finché sono sveglio, questi sballottamenti sono solo fastidiosi; diventano proprio insopportabili quando cerco di farmi un bel pisolino. Appena mi addormento, ecco che subito mi sveglio. Capito mamma perché non dormo mai più di venti minuti nel passeggino? Con tutti quei buchi…