Mani in pasta

Quando mi siedo nel mio seggiolone per fare la pappa, la mia mamma mi mette sempre davanti un bel piattino pieno di cose colorate: gialle, verdi, arancioni. E un piccolo cucchiaino argentato. Quello lo usa mamma per darmi da mangiare: nella mano sinistra il cucchiaio, nella destra le mie mani.

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Eh si, perché lei cerca di evitare che io metta le mani in quella bella pappa colorata, che a me piace tanto. Io ci provo sempre: quando lei si alza per prendermi il bicchiere con l’acqua, quando si gira per dare una mescolata alla mia pastina con le verdure, quando si piega per raccogliere qualcosa che è caduto. Ma quella non si distrae mai. Se si deve alzare mette il piatto lontano lontano dove non riesco ad arrivare, altrimenti con un occhio mi guarda sempre.

Allora io provo a mettere la mani direttamente nel cucchiaino, quando è bello pieno di pappa: muovo le braccia veloci per cercare di prenderlo, ma lei lo allontana subito. Ha capito che se mi fa aspettare un po’, io mi rassegno a starmene buono per poter continuare a mangiare. Questo mi sembra molto scorretto, ma non ci posso proprio fare nulla.

E poi, perché i biscotti li posso mangiare con le mani e la pappa no? Chi l’ha deciso, mamma?

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Le carezze sulla testa

A me piace addormentarmi da solo nel mio lettino. La mia mamma mi dà un bacetto sulla guancia, mi dice buonanottepiccolotto e mi copre con la copertina con l’orsetto. Se è un po’ distratta, riesco a mettermi in bocca il pollice sinistro, che è il mio preferito, altrimenti mi accontento del ciuccio. Poi spegne la luce e se ne va.
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Anche se faccio finta di niente, so bene che dopo qualche minuto lei torna a controllare che io mi sia addormentato: accende la luce nel corridoio, entra piano piano nella cameretta cercando di non inciampare nei giochi che sono rimasti sul pavimento e guarda se sto dormendo. Qualche volta io tiro su la testa e la guardo facendo un sorriso tanto grande che il ciuccio mi cade di bocca, però di solito faccio finta di dormire.

Appena torna a casa, anche il mio papà viene a vedere come sto: lui di solito mi illumina la faccia con il cellulare, mi sistema un po’ la coperta sulle spalle perché se ho sempre il raffreddore è perché mamma non mi copre e in camera fa troppo freddo. Così dice lui.

Ma il momento più bello è quando mamma va a dormire: con già il pigiama, entra zitta zitta nella cameretta, si avvicina al letto e mi fa tre o quattro carezze sulla testa, piano piano. Se ci arriva, se io non sono finito nell’angoletto in fondo vicino al muro, mi dà anche un bacetto sulla guanciotta.
E allora io so che posso dormire tranquillo.

Mamma e la scopa magica

Oggi mamma ha preso dal ripostiglio la sua scopa magica. No, non è quella con il filo che fa tanto rumore e aspira via tutta la polvere, e nemmeno quella con la paletta. No, questa non ha il filo e nemmeno la paletta.

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È proprio speciale: basta metterci sopra un pezzo di carta e pulisce tutto. Si infila veloce veloce in ogni angolo: sotto il letto di mamma e papà e sotto il mio lettino, dietro le porte, fra una trottola ed un pezzo di lego.

Ma la cosa che mi piace di più è la faccia della mia mamma quando finisce di usare la sua scopa magica: un po’ pensa chebellopulitoora, mentre si guarda intorno con aria felice e soddisfatta, un po’ pensa mammamiacomeerasporco, con lo sguardo di chi si chiede come abbia fatto fino a quel momento.

Certo che queste mamme sono proprio strane: sono contente perché le loro case sono pulite oppure sono tristi perché erano sporche?

Luci, colori e suoni

Alla mia mamma piacciono tanto, luci, colori e suoni. E ha un gioco bellissimo che ne è pieno.
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Lo puoi prendere con una mano sola e metterci sopra le dita dell’altra per far venire fuori tutte le luci: prima infatti è tutto nero, ma basta toccarlo perché appaiano i colori. E a volte ci sono pure i personaggi che si muovono e le musiche, che la mia mamma mi canta. Ogni tanto preferirei che se ne stesse un po’ zitta e mi lasciasse ascoltare per benino, ma le dico niente per non farla rimanere male.

Ma la cosa più buffa che si può fare con questo gioco è metterselo vicino all’orecchio e parlarci dentro: se poi si ascolta bene si sente che vengono fuori delle voci. A me sembra che lì dentro ci sia anche il papà che parla e mi chiama, ma mi sa che mi sbaglio: non è possibile che stia dentro una cosa così piccola.

Io però non capisco una cosa, mamma: se questo gioco è così bello che tu ci vuoi sempre giocare, perché non ci giochiamo un po’ insieme, che anche a me piace tanto? Perché lo vuoi usare da sola, e a me dai la trottola con le palline che girano?

Era così difficile capire come mi piace?

Insomma, mamma, era così difficile capire come mi piace la pappa? Mi hai fatto versare talmente tante lacrime che ci avrei potuto riempire un lago. Eppure a un certo punto le cose sembravano andare bene, ma poi niente, hai ricominciato a sbagliare.
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E non mi dire che io non ti ho mai lanciato segnali. Ho sempre pianto, fortissimo. Ho anche sputacchiato, qualche volta. La bocca no, quella non l’ho mai chiusa, magari poi ci rimanervi troppo male.

E tu hai fatto tutti quei tentativi inutili: aggiungi la cipolla togli la zucchina, metti le erbette elimina la zucca, forse non vuole quel bavaglino magari ha sete, non è che è scomodo secondo me non vuole stare nel seggiolone, gli fa male la pancia deve fare il ruttino, prendilo in braccio eddai prova a consolarlo, forse è troppo calda mi sa che è diventata fredda, il cucchiaino non va bene ha fatto la cacca, imboccalo più velocemente per me si è ingolfato. Gli manca la tetta.

Ma quale tetta, che non esce più nulla da mesi da lì!

Una colla fredda, così mi piace la pappa. Mettici pure dentro quello che vuoi, ma poi lasciala lì un po’. E diventa buonissima.

Le amiche della mamma

Ieri sera sono venute a cena F e V, che sono due amiche della mamma. Papà non c’era e lei ne ha subito approfittato per fare le cose tra femmine.

Sex-and-the-City

Quando mi ha messo a letto mi ha detto oradormiiodevocucinare, e io mi sono subito insospettito: quando torna a casa papà lei mica si preoccupa così tanto di preparare una bella cenetta: prepara la cena e basta. Allora ho pensato che la strategia migliore era fare finta di dormire e stare bene attento a cosa succedeva. Poi sono arrivate F e V, ed è diventato subito chiaro per chi era corsa in cucina. Quando ho sentito che avevano portato due bottiglie di vino, che ho imparato è quella strana acqua rossa che ti fa venire da ridere, ho capito che dovevo stare all’erta.

Sono stato ad ascoltare quello che dicevano, ma posso dire che si sono comportate bene: ti ho raccontato di quella mia collega che ha il sedere grosso che ha fatto un trattamento contro la cellulite che è stato miracoloso, sai che ho comprato una crema pazzesca per le borse sotto gli occhi che farebbe bene anche a te, ma che bello il colore del tuo smalto quasi quasi me lo prendo anche io. Quando poi si sono messe a discutere di dove sia giusto buttare il tetrapak a Milano, ho capito che potevo dormire tranquillo.

Le scarpe per la neve

Come saprete, nei giorni scorsi a Milano c’è stata la neve, che è una cosa bagnata che scende dal cielo e che diventa bianca quando arriva per terra. Sui tetti delle case, sugli alberi e sulle macchine: per strada no, lì diventa una poltiglia grigiastra.

Anche se facevo freddo io e la mamma siamo usciti per andare a fare una passeggiata. Io avevo la giacca, la copertina sulle gambe e, sopra la testa, una strana cosa trasparente che non faceva passare l’acqua. Mamma invece è andata a prendere in un ripiano in alto in alto nell’armadio un paio di buffe scarpe che non avevo mai visto prima. Mi sa che le servivano per camminare nella poltiglia. Vedere lei che cercava di mettersele è stato davvero divertente.
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Stavamo aspettando l’ascensore e lei era già pronta con giacca, sciarpa, cappellino e borsa a tracolla. Mancavano quelle strane scarpe che salivano su per tutta la gamba. Mamma ne ha presa una in mano, ha tirato su il piede per infilarcelo dentro ma ha perso l’equilibrio e stava per cadere per terra. Allora si è appoggiata con la schiena al muro, e ci ha riprovato. Le cose sembravano andare meglio, ma ad un certo punto il piede le si è incastrato a metà e non riusciva a farlo andare giù. Allora si è seduta per terra e ha iniziato a tirare forte forte e finalmente ce l’ha fatta. Ma eravamo solo al primo piede; mancava ancora il secondo.

E nel frattempo, mentre lei era diventata tutta rossa in faccia, io me ne stavo seduto nel mio passeggino e mi veniva proprio da ridere…

Voglio il dito!

Mi hai scocciato quando ero piccolo con le tue idee puriste, del tipo: il ciuccio si usa con cautela, non si possono vedere quei bambini che hanno sempre quel coso in bocca.
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Ecco, allora io uso il dito, rompipalle. Comodo, sempre disponibile, non lo perdo mai.

Lo so che avevi deciso di seguire le indicazioni dei medici e di aspettare un mese ad introdurre il ciuccio, in modo che l’allattamento fosse ben avviato però avresti dovuto capire che non avevo molti dubbi su come e dove trovare da mangiare. Pazienza, sono il primo figlio, hai preferito attenerti alle istruzioni.

Quando finalmente ti sei decisa, non capisco che cosa pretendessi: era chiaro che erano più le volte che me lo perdevo in giro per la culla che quelle in cui riuscivo a ciucciarlo tranquillamente, per cui bisognava che ti alzassi ogni dieci minuti per rificcarmelo in bocca. Si, devo dire che a volte non lo hai fatto con molta grazia, ma pazienza.

Poi abbiamo attraversato un periodo in cui non sapevo bene cosa farmene, nel senso che non mi interessava più di tanto. Lo so che tu hai subito pensato, orgogliosa: “Vedi, ha capito tutto il mio bambino, non lo vuole nemmeno il ciuccio, lui! Altro che quelli che ancora ciucciano a 5 anni!”

Non era proprio così. Semplicemente, mi stavo accorgendo che il mio pollice era molto meglio. Nessun ciuccio lo poteva uguagliare, non c’erano storie. E si rassegnasse, la mamma purista, ad andarsene in giro con un piccolo essere destinato alle peggiori malocclusioni!

Ora ci rassegniamo entrambi, a volte tu, mamma, a vedermi dormire beato con il mio dito in bocca, a volte io, a farti contenta e a ciucciare quel brutto coso gommoso e molliccio…

Ma perché non inventano dei ciucci a forma di pollice? Così almeno non mi scocci più, mamma!