A spasso con papà

Oggi io e il mio papà ci siamo presi un po’ di tempo e siamo usciti insieme per andare a fare delle cose da maschi.

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Ci siamo preparati e siamo usciti. Abbiamo camminato per qualche minuto e poi ci siamo fermati a vedere quella strana macchina gialla che fa i buchi per terra. C’erano dei signori vestiti di arancio che parlavano e un signore seduto dentro questa macchina grande grande che muoveva delle leve. Quando ha schiacciato un bottone, si è accesa una luce gialla sul tetto e la macchina ha cominciato a fare un rumore strano, che sembrava voler dire stateattenti!

C’era proprio da stare attenti, infatti: si è infatti alzata verso l’alto una cosa grande grande che sembrava un po’ una mano e un po’ la proboscide del mio elefante. Questa cosa serviva per metterci dentro la terra. Il signore sulla macchina ha fatto scendere quella cosa, che si è riempita tutta tutta di terra, che poi ha buttato di lato: da una parte un buco, dall’altra la montagna. Il signore è andato avanti tante volte, e il buco diventava sempre più profondo e la montagna sempre più alta.

Io e papà siamo rimasti a guardare per un po’, poi abbiamo visto che non succedeva niente di nuovo e abbiamo iniziato ad annoiarci. Quando poi ci siamo accorti che ci eravamo dimenticati il ciuccio, abbiamo proprio capito che il tempo delle cose da maschi era finito ed era ora di tornare a casa dalla mamma.

Il papà va a scuola

Ieri sera il mio papà è andato a scuola, ad un corso speciale per i papà. Lo so perché ne parlava con mamma stamattina quando loro facevano colazione. A me colazione piace farla presto, intorno alle 6.30, quindi ero tranquillo e potevo ascoltare la conversazione.

In ogni caso, ieri è andato a questa scuola speciale. C’erano altri papà che dovevano imparare bene il loro mestiere. Si sono presentati, si sono seduti per terra e hanno cominciato a parlare. Perché non deve mica essere facile fare il papà, eh. Tutti parlano delle mamme, ma non bisogna dimenticarsi che ci sono anche loro.

Loro, poverini, che devono imparare tante cose: a trovare il proprio spazio all’interno di quel binomio stretto stretto che si crea fra una mamma e il suo bambino, a capire come gestire il proprio tempo e le proprie energie per essere bravi a casa e bravi in ufficio, a portare pazienza con tutti quegli ormoni ballerini.

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Perché, se ci si pensa bene, io sono stato per nove mesi nella pancia della mamma, sono diventato grande e la sua pancia è diventata grande, le ho dato i calci per farla abituare alla mia presenza. Mentre il mio papà mi ha visto quando mi hanno fatto uscire, non mi ha mai sentito prima.

Dite che al corso gli faranno anche un po’ capire che cosa vuol dire avere la pancia?

Facciamo la rivoluzione!

Io e il papà abbiamo deciso che dobbiamo fare una rivoluzione. Dobbiamo combattere contro la legge della mamma. Quella lì crede di essere il capo, e ci obbliga a fare sempre come vuole lei.
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Non ci si può ciucciare il dito, bisogna mettere le tazze nel lavandino dopo aver fatto colazione, si deve mangiare tutta la pappa senza piangere, è vietato lasciare le scarpe in mezzo al salotto. Ma che noia!

Ora stiamo elaborando una strategia per cercare di capire come sia meglio fare. All’inizio avevamo pensato di fare semplicemente finta di non sentirla quando ci sgrida: non si lecca il tavolo da pranzo? E io lo faccio lo stesso! Si deve abbassare il volume della televisione? Io lo lascio così! Poi però abbiamo pensato che non è una buona idea, perché quella è testarda. Tanto testarda che se non fai una cosa continua a ripeterti di farla fino a quando non la fai.

Poi abbiamo pensato che forse potremmo fare noi le regole: la regola principale è che non ci sono regole! Senza regole però vuole dire che ognuno fa come vuole, e quindi anche la mamma può fare quello che vuole. E magari quello che vuole la mamma può essere non fare la lavatrice, e non avere vestiti puliti non è per nulla bello. Oppure non cucinare, e come si fa a restare con la fame?

Mi sa che è meglio che aspetto a fare la rivoluzione: devo imparare a fare la pipì da solo, almeno.

Il senso di papà per il pulito

Ogni tanto mamma e papà parlano di pulizie. Papà non lo sa, perché lui durante la settimana non c’è, ma io e la mamma facciamo tante cose in casa durante la mattina.
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Mettiamo a posto la cucina, laviamo le cose della colazione e prepariamo il brodo per me, rifacciano i letti e mettiamo a posto le stanze, facciamo il bucato e lo stendiamo, diamo una bella spazzata per terra. Questo, tutti i giorni. A volte poi ci sono altre cose da fare, come andare al supermercato o al mercato a comprare le cose buone da mangiare, per esempio. Che poi devono essere cucinate. E poi non ci dobbiamo dimenticare che noi abbiamo anche degli altri impegni, come andare alla ludoteca il mercoledì.

Io credo che al papà piacciano tutte queste cose, quando le facciamo io e la mamma. È piacevole infilarsi una bella camicia profumata e ben stirata e tornare a casa e trovare la cenetta pronta. Quando invece mamma chiede a lui di fare qualcuna di queste cose, lui dice sempre che non gli sembra che servano: perché pulire per terra se è già tutto pulito? O perché stendere ora il bucato che sto guardando la televisione?

Ho sentito che papà ha detto a mamma che lei è diventata fissata con le pulizie. Anche il mio amico Richi mi ha raccontato che la sua mamma è un po’ fissata, secondo il suo papà. E anche i miei amici della ludoteca mi hanno fatto sapere che i loro papà dicono lo stesso.

Chissà invece cosa dicono le mamme, dei papà…

Che sorpresa papà!

Durante il giorno, il mio papà non sta con me: esce la mattina e io lo rivedo la mattina dopo. Quando vado a fare la nanna dopo cena lui non c’è: chissà dove se ne va per tutto quel tempo. Per fortuna ci sono dei giorni in cui non esce, e rimane a casa con me e la mamma.

Qualche sera fa è successa una cosa che non era mai capitata prima: io avevo fatto la pappa – l’ho mangiata tutta tutta, eh! – e pure il bagnetto e me ne stavo tranquillo a giocare nella mia camera.
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Proprio quando ero finalmente riuscito a prendere in mano quel pupazzo colorato che mi piaceva tanto, ecco che sulla porta è comparso il mio papà! Era appena tornato da quel posto in cui va sempre e aveva ancora la giacca: quando mi ha visto ha fatto un sorriso e quando l’ho visto ho fatto un sorriso grande grande. Ero contento che fosse a casa con me! Mi ha dato un bacio e mi ha fatto fare altoalto, molto più in alto di come mi fa fare la mamma, che è un po’ bassa.

Mi è piaciuto passare una serata fra uomini e fare le cose che fanno i maschi: ci siamo rotolati per terra e siamo finiti sotto il letto, abbiamo fatto un fila altissima con i Lego, abbiamo letto un libro sulle ruspe. E poi, ho persino russato. Forte forte, eh!