La festa delle donne?

Cara mamma,

Oggi è la festa delle donne, mi hanno detto. Quindi è anche la tua. Io però non so se sia giusto farti gli auguri.
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No, non ti devi offendere, ora ti spiego. Allora: mi è chiaro che ci sono gli uomini e le donne, e pure che ci sono delle differenze. Per esempio, le donne diventano mamme; gli uomini, papà. Le donne cucinano e fanno la lavatrice, mentre gli uomini portano giù la spazzatura. Alle donne piacciono le borse e le scarpe, agli uomini le macchine e il calcio.

E anche: le donne possono mettere le gonne e pure i pantaloni, mentre gli uomini solo i pantaloni. È per quello che io non ho vestiti rosa con i pizzi, perché quelli li mettono le femmine. Oppure: le donne si dipingono i capelli, mentre gli uomini no; però gli uomini hanno la barba e i baffi, e le donne no. A parte qualcuna.

Oltre a questo, non mi sembra che ci siano altre differenze importanti. Sì, qualche altra piccola cosa, ma nulla di ché. E allora, io mi chiedo: se le differenze sono solo queste, perché festeggiamo le donne? E gli uomini? Non si potrebbe fare una festa per tutti e due, che tanto sono uguali? Perché forse non erano uguali, prima? O non lo sono neanche adesso?

Sai, mamma, io spero che, quando sarò grande, non ci sia più bisogno della festa della donna. Perché vorrà dire che non ci saranno davvero più differenze.

Con il sole in fronte

Sono nato a Milano, a metà di un’estate che è stata meno estate delle altre. Quando sono andato in montagna, ha piovuto; quando sono andato al mare, anche. Ecco, un bel sole splendente io l’ho visto poche volte.
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E per fortuna, perché a me il sole in faccia non piace. Proprio per niente. Per non parlare di quando mi finisce negli occhi, che è una cosa che proprio non sopporto. Tutta quella luce che non mi fa vedere niente. Mi tocca girare la testa, a volte persino chiudere gli occhi. Eppure, per quanto cerchi di scappare, il sole è sempre lì, che mi segue. O almeno, a me sembra così.
Se vado a casa, eccolo lì; se vado verso il parco, ce l’ho di fronte; sulla strada per la piscina, sempre lì.

Non parliamo poi di quando me ne sto tranquillo tranquillo che cerco di fare un pisolino. Ora, già non è facile riuscire a dormire nel passeggino, tra le buche e la mamma che non se ne fa scappare una. Se poi ci si mette pure il sole, ecco, allora diventa proprio difficile.

Ma io dico, questo sole, non ha altro da fare che non seguire me?

No

La mamma mi sta insegnando una parola, che non si dice solo con la voce, ma che si fa anche con il dito. Con la voce è facile, sono solo due lettere: enne e o. Con il dito invece si deve prendere quello che sta vicino al pollice e lo si deve muovere da una parte all’altra, mettendolo bene vicino alla faccia della persona con cui si sta parlando.

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È una parola che alla mia mamma piace molto. Me la dice tante volte al giorno: quando mi ciuccio il pollice, quando mi metto in bocca il bavaglino mentre sto mangiando, quando mi rotolo sul letto mentre mi cambia il pannolino, quando faccio degli schizzi troppo grandi mentre sono nel bagnetto. Ho capito che no bisogna dirlo con la voce e farlo con il dito, ma non so bene che faccia bisogna fare: la mia mamma a volte è seria seria, a volte le viene da ridere. Io, nel dubbio, quando lei mi dice no, le faccio un bel sorriso grande grande che si vedono i miei due denti.

Comunque mamma, non ti preoccupare: appena imparo a parlare, no te lo dico sempre anche io!

La mamma di Sofia

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La mamma di Sofia è una giovane donna con tanti capelli scuri, legati in una coda. Il viso riempito da un sorriso grande grande e luminoso, due begli occhi castani.
Una maglietta colorata, una grande borsa a tracolla piena di cose, come sempre sono quelle delle mamme. Sai che dentro ci puoi trovare di tutto, dal cellulare al lucidalabbra, dalle chiavi di casa ai pennarelli colorati.
Quando ha visto Sofia nel corridoio le ha detto vieniamoredellamamma; si vede che erano state lontane qualche minuto. Quando l’ha raggiunta le ha dato un bel bacione sulla fronte, dopo averle spostato di lato i capelli. Poi le ha preso la mano e insieme sono andate a recuperare le giacche, che avevano lasciate appoggiate su una sedia.

Noi eravamo già in ascensore, e ci siamo messi fra le porte per evitare che si chiudessero: stavamo aspettando che arrivassero anche loro per scendere insieme. Eh sì, perché quell’ascensore è lento, se poi lo perdi devi aspettare prima che torni di nuovo su al nono piano. E noi lo avevamo capito, che Sofia e la sua mamma avevano voglia di tornarsene a casa, alle quattro di pomeriggio. Forzacheandiamo, ha detto a Sofia, e si sono infilate anche loro nell’ascensore. Sai, siamo qui da questa mattina, ci hanno detto, ora torniamo a casa, perché Sofia è stanca. Speriamo che questa volta sia servita a qualcosa.

Lo speriamo tanto anche noi, per Sofia e per la sua mamma, che abbiamo incontrato nella sala si attesa di un ospedale.

Sofia ha la sindrome di Rett.

Mi chiamavano Gas Gas

Avete presente Gas Gas, il topolino un po’ cicciotto del cartone Cenerentola? Quello a cui si arrotola sempre la maglietta sulla pancia? Ecco, proprio quello.
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Beh, la mia mamma dice che ci assomiglio. Ma io non riesco proprio a capire perché. In fin dei conti, non ho i baffi, non ho le orecchie appuntite e non sono peloso.

Certo, forse sono un pochino tondo anche io. E anche a me a volte capita che le magliette tirino sulla pancia. Però mi chiedo perché debba essere colpa della mia pancia e non della maglietta. Non hai mai pensato, mamma, che magari sono i maglioni che sono troppo piccoli per me? Che ormai sono diventato grande e non mi vanno più bene? Ah, ma è solo sulla pancia che tirano, le maniche sono persino lunghe? Beh, si vede che i signori che fanno i maglioni li fanno sbagliati, ecco. Forse loro pensano che i bambini abbiano una forma diversa, ma non lo sanno che un pochino di pancia ce l’hanno tutti.

Ma io cosa ci devo fare se ho tanta fame, mamma?

A San Valentino ci si deve volere più bene?

Io non ho mica capito bene una cosa: ma questo San Valentino di cui stanno parlando tutti, chi è? Un signore che si è specializzato nei cuori? Perché io vedo cuori di tutti i tipi: cuscini a cuore, tazze coi cuori, ombrelli coi cuori, portachiavi a cuore. E poi: cuori sulla sabbia, cuori nella neve, cuori disegnati sul marciapiede. E anche: magliette coi cuori, felpe coi cuori, sciarpe coi cuori. E biscotti, torte, leccalecca, cioccolatini a forma di cuore.
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Che noia, tutti questi cuori.

Non è che non mi piacciano, anzi. Solo mi domando: ma a San Valentino ci si dove volere più bene che negli altri giorni? Oppure serve per ricordarci che ci vogliamo bene? Ma quindi, ci sono delle persone che hanno bisogno che qualcuno ricordi loro di voler bene?

Comunque, mamma, io ti voglio sempre bene tantissimo. Sempre sempre sempre.

Chi è Viola?

Mi sa che la mamma non me la conta giusta. Oggi è venuta a trovarci Viola, che è una ragazza simpatica con dei grandi occhiali tondi.
Non so bene se sia anche lei un’amica di mamma come F e V che sono venute a cena qualche giorno fa: lei però non ci ha portato una bottiglia di vino.

Quello che mi lascia un po’ perplesso è che mamma si è messa a spiegarle delle cose che di solito non dice a chi ci passa a trovare: dove sono le cose per fare la pappa, dove può trovare i pannolini o in che cassetto sono i miei vestiti. Perché le ha detto quelle cose? E poi, perché le ha spiegato come sono abituato ad addormentarmi e a fare la nanna? Insomma, che mi piace ciucciarmi il pollice poteva evitarlo!
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Comunque mi sa che ora Viola tornerà a trovarci qualche altra volta, e le farò vedere anche io le cose: dove è la trottola, quale è il posto del mio peluche fatto a papera che fa pure quaqua, dove può trovare la casetta di legno, che quella è in alto e io non ci arrivo.

Però mi rimane un dubbio: non è che poi se le raccontiamo queste cose e lei sa tutto, alla mia mamma viene in mente che ci può lasciare da soli? No, vero?

La mia virilità e un abito molto rosa

Qualche giorno fa siamo andati in un negozio che vende abiti per bambini. Io pensavo che la mia mamma avrebbe comprato un bel regalo per me, che di certo me lo merito perché sono sempre bravissimo. E invece no, siamo andati dritti dritti verso un reparto tutto rosa.
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Rosa? Ma io sono una maschio! Porto i pantaloni, mi vesto d’azzurro! Che cosa le viene in mente? Tutto quel rosa, balze e merletti, brillantini e pailettes. Ancora non si è rassegnata alle magliette con le ruspe e le tute con le toppe? Non sa che io giocherò con le macchinine e i Lego, mi rotolerò nel fango, guarderò Spiderman e da grande vorrò fare il calciatore? Non sa che è quello che mi deve insegnare fin da piccolo?

Io sono un maschio, devo vivere in un mondo tutto azzurro. Solo azzurro, e basta.

O forse no?

Mi vogliono vestire come una Small Potatoes!

A quei due lì sta venendo un’idea che non mi piace per niente. Ma proprio per niente. Mi vogliono fare un costume per quella strana festa che mi sembra si chiami Carnevale, quando tutti si vestono in modo strano. E fin qui, va bene. Tralasciamo il fatto che sono molto dubbioso sulle loro capacità, ma pazienza.
Quello che non mi piace per nulla è che mi vogliono vestire come una Small Potatoes!

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Ma vi sembra giusto? È che dicono che ci assomigli. A quella tonda tonda, mi sa. La terza da sinistra nella foto, per intenderci.
Ma io non sono così! Ho forse le guance un po’ morbide e il giro vita leggermente abbondante, ma non ho mica quel fisico lì.
E poi ormai sono grande, inizio a capire quando gli altri mi prendono in giro: cosa diranno i bambini quando mi vedranno? Rideranno, soprattutto quelli più grandi. E questo non sarà un bene per la mia autostima.

Un bel costume da Superman no, eh?

Se i bagni hanno le porte ci sarà un motivo

Ecco: se i bagni hanno le porte ci sarà un motivo, no? E se le serrature delle porte dei bagni hanno perfino le chiavi ci sarà una ragione, no? Non pensate che potrebbe essere perché quelle porte vanno chiuse e le persone vanno lasciate fuori?
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Ora, io non sono timido e non corro a chiudermi in bagno quando sono nella situazione in cui i grandi vanno in bagno.
Però, ecco, abbiate un pochino di rispetto per la mia intimità. Già mi scappa sempre quando sto mangiando, che si vede mi è rimasto il riflesso gastro-colico. E quindi sono in cucina, in mezzo alla casa. Già devo smettere di mangiare, perché se devo fare spazio nello stomaco ho bisogno di un attimo prima di cominciare a riempirlo di nuovo. Già è uno sforzo che mi costa fatica, e divento tutto rosso.

Insomma, se almeno voi non fate quelle brutte facce, magari io mi sento un po’ meno in imbarazzo!